L'anno appena trascorso è ancora per lo Sciù difficile da razionalizzare. Nella codifica degli eventi, nella connessione apparentemente inesistente tra le emozioni, continua ad aleggiare una strana ed inclassificabile melanconica sensazione. Di come chi si siede ad un camino con un album di fotografie che comincia a sfogliare distratto. E' così che classificherei il 2008, un album di fotografie, di ricordi che costudirò geloso, di "pugni allo stomaco", di prime volte, di ultime volte, di per sempre sfiorati, di attimi taciuti.
Come...
Venezia, il suo Genji e i pantaloni inzuppati
Un cane che fuma disteso su di un divano rosso
Le corse sul Bund di una Shangai torrida, tra turisti e risate
L'Ouzo che ti stende alla sesta ripresa
Le notti, tra le sigarette che non vorresti fumare, in un fienile che profuma di legno
Un letto e un abbraccio, mentre di fuori scende silenziosa la mia prima neve
Una chiacchierata in macchina mentre il sole tramonta sulle Dolomiti
Una valigia che sparisce tra bestemmie e risaie
La lotta disperata per avere qualcosa che sai non sarà mai tuo, mentre salti nel buco di una recinzione
"Scusi, vorrei iscrivermi" mentre ti dolgono i calli
Un tavolo verde, un bacio di dama e gli occhi che ti si chiudono sereni
La paura di tornare, la voglia di partire, mentre "casa" cambia per sempre il suo significato originario
Le cose non dette e quelle dette inutilmente.
Le attese inattese
Perché dopo tutto non è necessario razionalizzare un sentimento. Perché per essere rispettosi della propria esistenza bisogna abbracciare ogni tipo di sensazione. Perché per te sarà esclusività, mentre per altri sarai solo qualcuno con cui fare un'altra fotografia, quella che viene dopo altre. Prima di divenire un elettrodomestico, imparo che anche le fotografie mentono.
